La triste pagliacciata dei Brigatisti arrestati

L’arresto il 27 aprile di sette italiani ex terroristi di sinistra e la disponibilità di Macron di estradarli, violentando così la Dottrina Mitterrand, non è una pagina molto bella per la Francia che, dopo aver concesso a questa gente di vivere nel suo Paese, dopo tanti anni l’abbandona.

Evidentemente già si sa che l’impegno contro il terrorismo jihadista non darà molti frutti e l’Eliseo si fa bello perseguitando i fantasmi di un lontano passato.

Non meglio si comporta l’Italia che da qualche anno ha abbandonato la civiltà del Diritto Romano per approdare a una filosofia del diritto protestante, basato sulla ferocia fine a se stessa. Solo così si possono concepire le prescrizioni cancellate per delitti forse commessi trenta o quarant’anni fa da persone ormai vecchie.

Peraltro la Francia aveva negato le loro estradizioni, come fecero tante altre nazioni (Svezia, Spagna, Svizzera, Canada, Austria), perché i diritti degli imputati nei processi politici degli anni di piombo erano costantemente violati dalla giustizia italiana.
L’Italia poi non si comporta in modo nobile né esemplare. Gli anni di piombo non furono determinati solo dagli estremisti di sinistra ma da un’intera classe dirigente che, nella magistratura, nella politica, nei servizi segreti, nel cinema, nella stampa, nell’istruzione scolastica e nei programmi universitari, per decenni ubriacò tutti e indirizzò i giovani all’ideale del terrorismo partigiano.

Venne addirittura pubblicato un manifesto a favore della lotta armata, firmato da intellettuali e uomini di spettacolo, tra cui Umbero Eco. Incitavano senza rischiare nulla: armiamoci e partite! Quando le cose si misero male si girarono dall’altra parte.
Quando fu ormai tempo di chiudere l’esperienza tutti i cattivi maestri, che erano decine di migliaia, se ne lavarono le mani. Alcuni tra i più importanti salirono i gradini delle principali istituzioni italiane.

Oggi liquidano i capri espiatori e fanno i moralisti.

Intanto nessuno ha mai pagato per i militanti della destra radicale assassinati, né per i civili massacrati nelle stragi. Pagano soltanto quelli che hanno commesso delitti contro i funzionari dello Stato, per i quali non vi è prescrizione. Forse perché chi è ancora ai vertici di quello Stato deve farsi perdonare dai suoi servitori tutte le porcherie che ha commesso e le proprie responsabilità in quelle uccisioni.

Esemplare è il caso dell’ex leader di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, un uomo di 78 anni, malato di cirrosi, ricercato per una presunta responsabilità morale in un delitto di quarantotto anni fa. Se non è questo un accanimento verso i deboli, cos’è? Ed è sorprendente che un caso del genere sia oggi anche soltanto preso in considerazione in un paese che decretò l’amnistia generale per la Comune di Parigi solo nove anni dopo i fatti.

Il processo fuori tempo massimo nei riguardi degli ex terroristi di sinistra è una pietosa pagliacciata, lesiva della dignità umana.

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