La moneta complementare che crea valore dal basso

In questi anni si è parlato molto di monete complementari o parallele. Il Centro Studi Polaris ha approfondito questo argomento in più occasioni. Passando dalla teoria alla pratica o meglio all’economia reale, l’unico progetto che ha funzionato in questi anni è il Sardex. Un successo che non è stato scalfito neanche dalla crisi nata dalla pandemia. Vediamo perché.

Come nasce il Sardex

Sardex è un circuito di moneta complementare nato in Sardegna nel 2009. Il funzionamento è molto semplice: le imprese che si iscrivono alla piattaforma, pagando una quota d’iscrizione annuale (dai 400 € ai 4.000 € a seconda del fatturato), ricevono sul loro conto una linea predefinita di crediti con scadenza annuale, ognuno dei quali ha valore pari a un euro. Alla fine dell’anno l’impresa deve aver azzerato il fido di cassa con i Sardex (ogni Sardex vale un euro) incassati dalla vendita dei beni o servizi che produce, all’interno del circuito medesimo. Per ogni transazione che fanno in Sardex con altri soggetti economici aderenti al circuito, viene registrato un credito e un debito in ciascun conto. Non ci sono interessi, né attivi né passivi. Si tratta di un sistema di scambio di debiti e crediti interno a un circuito di aziende, fondato sul principio che se qualcuno produce beni o servizi con un potenziale mercato nel circuito, questo è già di per sé un valore. Quell’azienda avrà diritto a ricevere crediti sotto forma di Sardex, proporzionali al valore dei beni e servizi che può offrire, da spendere presso le aziende e i professionisti aderenti. (1)

Molti erano scettici all’inizio, ma i numeri parlano da soli. In meno di 10 anni, più di 10.000 aziende italiane hanno messo a disposizione 200 milioni annui di beni e servizi da scambiare in moneta complementare dentro il Circuito e migliaia di dipendenti di aziende iscritte ricevono parte della propria retribuzione in crediti Sardex. Non sono i soldi del Monopoli e neanche il bitcoin, si tratta di meccanismo che si fonda sulla fiducia e sul valore che gli aderenti alla piattaforma attribuiscono a questa moneta complementare.

La moneta complementare e la pandemia

L’anno scorso, quando scoppiò la crisi dovuta alla pandemia, Marco De Guzzis (l’amministratore delegato della società a cui fa capo questo circuito) lanciò una proposta per dare “Un contributo concreto, a sostegno delle Pmi italiane”. Con l’iniziativa #IostoinSardex (2) si è reso possibile l’accesso al circuito senza costi per tre mesi, ottenendo da subito liquidità aggiuntiva e la possibilità di incontrare nuovi clienti e fornitori. L’idea è stata subito premiata. In un’intervista a Il Sole 24 Ore (3) De Guzzis parla del successo degli ultimi mesi: “Abbiamo registrato un incremento del 20 per cento – prosegue ancora De Guzzis – e questa crescita è proseguita anche nella fase successiva alla fine del primo lockdown”. La Sardegna a questo punto va un po’ stretta, l’obiettivo è quello di espandersi in tutte le regioni d’Italia. A spiegarlo è Gabriele Littera, fondatore di Sardex: “Stiamo programmando l’avvio nelle regioni del Sud Italia tra fine anno e inizio 2021 per completare tutto il territorio”. L’azienda potrà anche diventare un network nazionale dopo aver chiuso un nuovo investimento, per 5,8 milioni di euro da parte di Cdp Venture Capital Sgr.

Monete “parallele”: la proposta di Polaris

Tuttavia l’appoggio di Cassa Depositi e Prestiti e l’intraprendenza di alcuni imprenditori non basta. Per questo, sull’ omonima rivista del Centro Studi Polaris (numero 16, primavera 2015) il professor Alberto Micalizzi, docente universitario ed operatore finanziario, proponeva l’introduzione di una moneta parallela domestica (4). “Questa scelta – scriveva Micalizzi – non rappresenterebbe solo una decisione di politica monetaria, ma coinvolgerebbe inevitabilmente una serie di problematiche complementari, ed in primis il debito pubblico e quella del sistema bancario domestico. Una soluzione che non richiederebbe almeno nell’immediato la nazionalizzazione della Banca Centrale”.

La tesi di Micalizzi è incentrata sull’esigenza di liberarsi dal giogo del debito: “Serve emettere ‘moneta speciale’ allo scopo di finanziare la domanda pubblica di investimenti che è necessaria per far ripartire le economie europee più deboli. Prevedendo, ad esempio, la possibilità che i titoli pubblici possano essere utilizzati negli scambi e negli investimenti sostituendo la moneta”. La proposta sembra di difficile attuazione, anche perché manca la volontà politica di realizzarla. Come possiamo, dunque, realizzare il progetto della moneta complementare?

I certificati di credito fiscali

La risposta ci viene data dallo stesso economista. In primis andrebbero introdotti i Certificati di Credito Fiscali (CCF) emessi dallo Stato attraverso assegnazioni gratuite a famiglie e imprese e finanziamenti di spesa pubblica per investimenti e fini sociali. I CCF sono una quasi-moneta accettabile come strumento di pagamento tra privati in quanto riconosciuti dallo Stato come titoli che concedono al portatore il diritto a ottenere riduzioni delle obbligazioni fiscali di pari valore. In secundis, è necessaria l’emissione di biglietti di Stato e monete metalliche denominate in Euro, ma aventi corso legale solo in Italia, non previsti né proibiti dagli Articoli 123 a) e 123 b) del Trattato di Lisbona. Tali titoli, unitamente ad altri strumenti (vedi punto precedente) sono utilizzabili dallo Stato per riprendere il controllo delle politiche fiscali. Inoltre, nessun trattato europeo vieta tali strumenti. Quindi, perché non approfittarne?

Creare “nuovi poteri”

La risposta l’abbiamo già data: nessuna forza politica ha mai formalizzato questo progetto. E questo non è un caso. Manca una riflessione sul Potere. In molti (troppi rectius) credono che basti governare vincendo le elezioni per esercitare il potere. Niente di più sbagliato. Per spiegare meglio quanto è stato detto è bene citare Gabriele Adinolfi (editoriale del numero 15 della rivista Polaris intitolato Il Potere questo sconosciuto) (5). Adinolfi si chiede se: “C’è ancora un “potere” nazionale? E se non c’è, cosa può consentire a quel che resta di competere o almeno di trattare con le pretese rapaci del Nomos dell’Aria? È possibile trasformare gli effetti del crollo delle sovranità, contenendo la centrifuga multinazionale e l’atomizzazione regionale che spinge al secessionsimo?

Se sì, lo si può con logica organica, basata su reali autonomie, solidali però tra loro. Si tratta forse non di “prendere” il potere ma di crearne di nuovi che possano interagire e incidere su quelli che esistono”.

Ecco perché è utile guardare con favore al progetto Sardex, senza dimenticare che la politica nazionale (se aspira ad un progetto rivoluzionario) deve usare i progetti che partono dal basso come un grimaldello per aprire la gabbia dello status quo.

1. Le monete complementari come strumento di rilancio delle economie locali- Convegno dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili Novembre 2019

2. Sardex supporta le Pmi durante la crisi Coronavirus con l’iniziativa #iostoinsardex. Comunicato stampa 17 Febbraio 2021 (clicca)

3. Il piano di Sardex: sviluppare il circuito in tutta Italia di Davide Madeddu. Il Sole 24 Ore, 13 Novembre 2020 (clicca)

4. La moneta parallela di Stato di Alberto Micalizzi. Polaris rivista numero 16 Primavera 2015

5. Editoriale, Polaris rivista, numero 15 di Gabriele Adinolfi Inverno 2014

Centro Studi Polaris

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